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I nostri vini

"Our wines speak for us, our land, our work, past and present, our future"

Romano Dogliotti

Romano

ROMANO DOGLIOTTI is a straightforward man, by the tenacious will, great worker of his land, watchful guardian of his vineyards and accurate supervisor of the entire production process of its wines.

Select a wine and open the details and the description, technical notes about the wine and the vineyard, to the origins and processing.

 

The labels for our bottles are illustrated by the works of the artists: ALESSANDRO LUPANO, PAOLO SPINOGLIO e ROMANO LEVI

cantina
storia
 

Azienda Agricola C A U D R I N A di R o m a n o D o g l i o t t i | 20, Strada Brosia CASTIGLIONE TINELLA 12053 (CN) ITALIA | P.IVA: IT02583750043

Storia
    La storia dell'azienda agricola Caudrina inizia nei lontani anni Quaranta del '900 in Piemonte, nel comune di Castiglione Tinella in provincia di Cuneo, fra Langhe e Monferrato Astigiano, in una zona da sempre considerata tra le migliori per la produzione dell'uva moscato.
Fu Redento Dogliotti a dar vita a una prima attivatà, iniziando a pigiare le uve prodotte dalle vigne di sua proprieta per ottenere mosti che vendeva alla grande industria produttrice di Moscato D'Asti.
Un salto di qualità sul finire degli anni Settanta, a seguito dell'entrata in azienda del figlio Romano Dogliotti. Dai suoi vigneti più vocati Romano incominciò a inventare il suo Moscato, a imbottigliarlo e venderlo a quel privati che riscoprivano in quel vino i sapori dell'infanzia, del dolce della domenica, delle feste, della convivialità. Nacque così il Moscato d'Asti LA CAUDRINA, vino dalle molte peculiarità: dolce ma anche piacevolmente acidulo, dal profumo delicatamente floreale. LA CAUDRINA era ed è un vino essenziale, pulito, semplice come deve essere; il passaparola e la presenza sempre più frequente in ristorazione e nelle enoteche ne decretò la fama.
Sull'onda di questo premo successo, Romano, da un altro cru, iniziò la produzione del suo secondo vino, l'ormai storico Moscato d'Asti LA GALEISA che con la vendemmia del 1989 divenne un nuovo motivo di orgoglio. Un moscato dall'aroma persistente, intenso e dal sapore corposo.
A questi si affiancò nel 1993 LA SELVATICA, un Asti spumante moderatamente dolce, dal perlage persistente, dal profumo complesso, aromatico, inconfondibile, che si fregia dell'etichetta donata dal mitico grappaiolo Romano Levi.
Papà Redento, che aveva seguito ì passi del figlio Romano con interesse e ne aveva compreso e condiviso la determinazione, nel 1997 dopo un'altra buona vendemmia gli passò definitivamente il testimone.
Da quel momento Romano Dogliotti iniziò un nuovo cammino affiancato da un team familiare affiatato e sereno composto dai figli Alessandro, vivace enotecnico, Sergio e Marco, in vigna e in produzione due forze della natura in continuo movimento, e dalla moglie Bruna che collabora da sempre alla gestione aziendale.
Romano acquista un vigneto di Barbera a Nizza Monferrato. Una parte della produzione de questa vigna vinificata in modo tradizionale è imbottigliata giovane senza passaggio in legno. E' il Barbera d'Asti LA SOLISTA, un vino dal colore rosso rubino, dal profumo fruttato e accattivante in cui si percepiscono la prugna e la marasca, morbido e persistente al palato.
Nel maggio 2000 nasce il Barbera d'Asti Superiore 1998 MONTEVENERE affinato per nove mesi in barriques. E' un vino dal colore rosso rubino intenso, il profumo è ampio con un boisè gradevole estremamente complesso (caffè, cacao e vaniglia).
Essendo la vecchia sede ormai inadeguata, sarà presto ultimata la nuova cantina dove le tecnologie più avanzate avranno come cornice un'ambientazione calda, accogliente in linea con la tradizione e nel rispetto del territorio.
ROMANO DOGLIOTTI, oggi unico titolare dell'Azienda, è un uomo schietto, tenace dalla volontà ferrea, grande lavoratore della sua terra, vigile custode dei suoi vigneti e preciso supervisore di tutto il ciclo di lavorazione dei suoi vini.
Caparbio come la maggior parte dei vignaioli langaroli, Romano resta legato alla tradizioni ma con decisa apertura alle nuove tecnologie (delle quali ha voluto dotare la sua nuova cantina) e alle sempre diverse esigenze del mercato e di una clientela sempre più attenta e documentata.
I suoi vini, oggi tutti DOC, sono l'espressione di una lunga esperienza ma anche di una notevole vivacità e capacità evolutiva.
   

PAOLO SPINOGLIO

Paolo Spinoglio è nato a Torino l’11 giugno 1956. Inizia giovanissimo ad apprendere le tecniche pittoriche, del disegno e delle arti plastiche dal padre Tullio, appassionato pittore ed acquerellista.Paolo frequenta il Liceo Classico a Torino. A quattordici anni impara tecniche del disegno sotto la guida del Prof. Carlo Giuliano e più tardi perfeziona il suo talento naturale dallo scultore Riccardo Cordero. Conseguita la maturità classica si iscrive alla facoltà di Architettura e successivamente ad Archeologia, ma senza risultati significativi.Persona dall’animo inquieto decide di abbandonare gli studi e di dedicarsi professionalmente alla scultura. Fin dagli esordi le riflessioni plastiche, di impronta figurativa, trovano nella terracotta il materiale ideale.Nel 1989 si trasferisce con la famiglia nell’astigiano a Mombercelli, ma è a Canelli in Regione Dota dove lavora; nel suo studio laboratorio tra sculture, disegni, attrezzi, scritte sui muri nascono le sue opere, o meglio le sue “creature” come Paolo amava chiamarle.La creazione e produzione artistica procede senza sosta e dal suo laboratorio escono decine di sculture. Negli anni il suo stile si evolve verso l’astrazione con l’eliminazione progressiva dei particolari descrittivi sino a giungere a quei visi che sorridono senza occhi. Paolo è morto ad Asti il 12 maggio 2002.

Il sito di Paolo Spinoglio

ROMANO LEVI

Romano Levi nasce il 24 novembre 1928.
Orfano del padre a 5 anni, a 17, in seguito alla morte della madre, inizia a distillare con l'aiuto della sorella Lidia. Sarà il suo lavoro, per tutta la vita.
“Mio padre è morto nel 1933 ed è come non l’avessi mai conosciuto. Avevo cinque anni e i polmoni avevano appena fatto in tempo a scoprire il respiro della grappa, i miei occhi avevano visto ancora pochi carri attraversare il cortile. L’alambicco è stata l’eredità che ci ha lasciato. Quando morì, la distilleria passò a mia madre che rimase di lì a poco uccisa sotto un bombardamento. Io avevo 17 anni e dovetti prendere in mano l’azienda. Iniziai pensando: tanto è una cosa provvisoria”.
Romano Levi ha disegnato l’ultima etichetta la sera del 1 maggio 2008. La distilleria è stata la sua vita. Non ha viaggiato, non ha visto il mondo; è il mondo che è andato da lui. Tante pagine sono state scritte, tante persone hanno parlato di lui e delle sue etichette, poco si è detto della sua grappa. Ora che Romano ha lasciato per sempre la sua distilleria, la grappa distillata negli ultimi anni riposa ancora nelle botti. Ora, finalmente, la Sua Grappa parlerà per lui.

Il sito di Romano Levi

ALESSANDRO LUPANO

Come scrisse Primo Levi: "… Lupano è un uomo che viene da lontano, come la sua arte. Per lui la pietra non è un supporto o un campo d’azione e neppure una materia da violentare, ma un cosmo, una visione, un segno concreto."

Il 24 ottobre 2000 si chiudeva l’avventura terrena di Alessandro Lupano, uomo libero, spirito anarchico e artista multiforme.
Era nato a Sannois (Francia) nel 1925, figlio di un muratore casalese riparato all’estero per antifascismo.
Iniziò la sua attività artistica nella seconda metà degli anni trenta a Parigi, in un ambiente ricco di stimoli culturali.
La sua giovinezza fu avventurosa: arruolatosi giovanissimo nella Marina, visse gli anni del secondo conflitto mondiale in prima linea fino all'epilogo della prigionia in Germania che, nella sua vita e nella sua arte, lasciò un segno profondo.

Negli inquieti anni del dopo guerra trova lavoro a Torino negli altiforni della Michelin ma, nel tempo libero, con tenace volontà e da autodidatta, lontano da ogni accademia e consorteria, continua il suo lavoro artistico utilizzando materiali poveri, legati alla terra ed al mondo contadino: pietre di fiume e di collina, coppi, mattonelle, vecchi ferri, legni, ossa.
Dall’amatissimo Céline attinse la massima che gli fece sempre da stella polare 'Si è artisti con quel che si trova”, sintesi estrema della sua filosofia di vita.
Per sfuggire alla morsa opprimente di una città che identificava soprattutto con una dura condizione operaia, elesse a “bueno retiro” il piccolo borgo di Scandeluzza nel Basso Monferrato, dove in un’antica casa in pietra e mattoni stabilì il suo laboratorio.
Qui, a stretto contatto con la campagna dove cercava la materia grezza da trasformare in scultura, tra gente semplice, trovò l’ambiente congeniale per vivere e lavorare.
In questo tranquillo e appartato angolo di campagna monferrina, l’officina di Lupano produsse un lavoro enorme con migliaia di opere ormai sparse per il mondo, gelosamente custodite da una cerchia di fedeli collezionisti.
Uomo di grande umanità e cultura, accoglieva tutti con semplicità e generosità, aprendo le porte della sua saggezza, introducendoli nel fuoco vivo della sua arte. 

Alessandro Lupano su Facebook