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Piemonte Chardonnay
MEJ

Come nasce

Questo vino è stato ottenuto da uve provenienti da vigneti di proprietà
situati nel comune di Ottiglio Monferrato.

Le uve intere sono state pressate dopo una breve macerazione,
ed il mosto fiore ottenuto è stato posto, dopo una prima sfecciatura,
in vasche termocondizionate dove si è svolta la prima fase della
fermentazione
alcolica alla temperatura di 18-20° C.

La fermentazione è poi continuata in piccole botti di rovere francese
fino all’esaurimento degli zuccheri e dove è rimasto alcuni mesi per l’affinamento.

Il Vigneto

Superficie (Ha): 1
Vitigni impiantati: Chardonnay
Anno di impianto: 1980
Numero ceppi per ettaro: 4000
Altitudine (m): 200 S.L.M.
Esposizione: Sud Sud-Ovest
Giacitura: Collinare
Natura del terreno: Argillosa
Pendenza del Terreno: 20%

Il Vino

Colore: Giallo paglierino con riflessi dorati
Profumo: Fruttato di ananas e pesca con boise' leggero, ben amalgamato con i profumi varietali
Sapore: Armonico, fresco e persistenti
Abbinamenti: Si accosta ad antipasti e primi piatti leggeri, secondi a base di pesce o carni bianche, accompagna formaggi freschi o leggermente stagionati

Opera in Etichetta

ALESSANDRO LUPANO

ZOOM | SCHEDA

Azienda Agricola C A U D R I N A di R o m a n o D o g l i o t t i | 20, Strada Brosia CASTIGLIONE TINELLA 12053 (CN) ITALIA | P.IVA: IT02583750043

ALESSANDRO LUPANO

Come scrisse Primo Levi: "… Lupano è un uomo che viene da lontano, come la sua arte. Per lui la pietra non è un supporto o un campo d’azione e neppure una materia da violentare, ma un cosmo, una visione, un segno concreto."

Il 24 ottobre 2000 si chiudeva l’avventura terrena di Alessandro Lupano, uomo libero, spirito anarchico e artista multiforme.
Era nato a Sannois (Francia) nel 1925, figlio di un muratore casalese riparato all’estero per antifascismo.
Iniziò la sua attività artistica nella seconda metà degli anni trenta a Parigi, in un ambiente ricco di stimoli culturali.
La sua giovinezza fu avventurosa: arruolatosi giovanissimo nella Marina, visse gli anni del secondo conflitto mondiale in prima linea fino all'epilogo della prigionia in Germania che, nella sua vita e nella sua arte, lasciò un segno profondo.

Negli inquieti anni del dopo guerra trova lavoro a Torino negli altiforni della Michelin ma, nel tempo libero, con tenace volontà e da autodidatta, lontano da ogni accademia e consorteria, continua il suo lavoro artistico utilizzando materiali poveri, legati alla terra ed al mondo contadino: pietre di fiume e di collina, coppi, mattonelle, vecchi ferri, legni, ossa.
Dall’amatissimo Céline attinse la massima che gli fece sempre da stella polare 'Si è artisti con quel che si trova”, sintesi estrema della sua filosofia di vita.
Per sfuggire alla morsa opprimente di una città che identificava soprattutto con una dura condizione operaia, elesse a “bueno retiro” il piccolo borgo di Scandeluzza nel Basso Monferrato, dove in un’antica casa in pietra e mattoni stabilì il suo laboratorio.
Qui, a stretto contatto con la campagna dove cercava la materia grezza da trasformare in scultura, tra gente semplice, trovò l’ambiente congeniale per vivere e lavorare.
In questo tranquillo e appartato angolo di campagna monferrina, l’officina di Lupano produsse un lavoro enorme con migliaia di opere ormai sparse per il mondo, gelosamente custodite da una cerchia di fedeli collezionisti.
Uomo di grande umanità e cultura, accoglieva tutti con semplicità e generosità, aprendo le porte della sua saggezza, introducendoli nel fuoco vivo della sua arte. 

Alessandro Lupano su Facebook